Commenti al 21 maggio 2012
La prudenza dei risparmiatori italiani, la loro preferenza per investimenti a breve termine, liquidi e in grado di ridurre gli impatti della volatilità dei mercati finanziari è ben nota. Il fenomeno non è recente: prende le mosse dallo scoppio della bolla internet all’inizio degli anni 2000, ma è stato irrobustito dalle più recenti crisi dei mercati azionari e obbligazionari. Alcuni articoli del fine settimana, nell’analizzare l’avversione al rischio delle famiglie e la propensione all’utilizzo di investimenti a brevissimo termine, evidenziano l’esistenza di effetti collaterali di questo approccio, il più importante dei quali è il rischio di rendimenti reali negativi. Ad oggi, come evidenzia Plus24 nell’articolo di fondo della settimana, investire in BoT a 12 mesi genera un rendimento netto che è ben inferiore al tasso di inflazione. L’esistenza di questo rischio deve essere chiara al risparmiatore. A favore della liquidità ci sono senza dubbio il basso rischio di perdere il capitale e la possibilità di indirizzarlo rapidamente verso le necessità di spesa, nota ancora Plus24 in un altro articolo. Ma contro il parcheggio del risparmio in strumenti finanziari a brevissimo gioca l’emersione di rendimenti reali che, come in questa fase, possono essere negativi. La sintesi tra pronta disponibilità del capitale, rispetto delle legittime istanze di avversione al rischio e di ricerca di rendimenti reali superiori all’inflazione, e dunque positivi, non è semplice. E non può quindi che passare dalla valutazione dell’esigenza, o meno, di avere prontamente a disposizione il denaro. Ovvero da un rigoroso processo di pianificazione finanziaria.
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Commenti al 14 maggio 2012
Investire i risparmi, soprattutto in momenti di elevata complessità come l’attuale, comporta rischi non sempre prevedibili e tali da incidere in modo potenzialmente significativo sui rendimenti. Non investire affatto, tenendo il denaro sotto il proverbiale materasso, può forse offrire un senso di sicurezza; espone tuttavia a un rischio poco noto, ma non per questo da sottovalutare: l’inflazione. L’aumento del prezzo di beni e servizi erode il potere di acquisto del denaro, col risultato che il valore di un patrimonio sarà ridotto nel tempo in misura pari alla crescita del tasso di inflazione, con effetti intuitivamente tanto più sensibili quanto maggiore sarà l’aumento di quell’indice. L’investimento del risparmio deve quindi fare i conti con questa sorta di tassa e puntare, come minimo, a preservare il valore reale del capitale investito, ovvero a farlo crescere almeno in linea con l’aumento dell’inflazione. Tra gli strumenti che è possibile acquistare per far fruttare i risparmi e difenderli dall’erosione del carovita ci sono anche quelli che sono ancorati all’andamento dei prezzi al consumo: i cosiddetti inflation linked. Il loro utilizzo però non è semplice. Giorgio Ventura, co-direttore commerciale di Eurizon Capital SGR, spiega in un articolo de Il Giorno perchè la modalità migliore per utilizzare tali strumenti resta scegliere un fondo di investimento specializzato in questa attività.
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Commenti al 7 maggio 2012
Una ricerca presentata da Assogestioni al Salone del Risparmio analizza i comportamenti di investimento dei risparmiatori italiani nel periodo dal 2002 al 2010. La ricerca conferma, ancora una volta, che gli italiani sono un popolo che si fa guidare dalla prudenza nelle proprie scelte d’investimento: “tre risparmiatori italiani su quattro preferiscono i fondi obbligazionari”. Ma anche chi intende incrementare il profilo di rischio del proprio portafoglio lo fa in modo prudente, principalmente sottoscrivendo fondi azionari o flessibili attraverso dei PAC: il 50% dei sottoscrittori che hanno scelto questa forma di acquisto dei fondi lo fanno in relazione a un prodotto azionario o flessibile. Meno diffuso appare il concetto di diversificazione tra diverse asset class: solo un terzo dei sottoscrittori a fine 2010 ripartiva il proprio investimento tra due o più fondi”. Un altro risultato interessante che emerge dalla ricerca dell’associazione delle SGR italiane è che “gli italiani diversificano o anche rischiano di più se consigliati da un professionista”. Quest’ultimo aspetto è estremamente importante: una consulenza che conquisti la fiducia dei risparmiatori è evidentemente fondamentale per indirizzarne le scelte verso portafogli più efficienti, cioè caratterizzati da un profilo di rischio/rendimento più elevato rispetto a quello attuale. E quindi in grado di meglio servire le esigenze di risparmio e investimento di medio e lungo periodo.
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Commenti al 30 aprile 2012
Fondi, azioni, Btp o...immobili? A una delle domande che più spesso i risparmiatori italiani si pongono, cerca di rispondere CorrierEconomia con un articolo di questa settimana. Sui vari orizzonti temporali osservati il "mattone" e i titoli di stato (nella forma del Btp) risultano gli investimenti migliori. Il Btp vince la sfida a 20 anni e soprattutto sull'ultimo quinquennio, nonostante le peripezie dei titoli di stato nostrani nel 2011. A 10 e 15 anni è invece il "mattone" ad avere la meglio tra le diverse forme di impiego del risparmio considerate. Quale messaggio trarne? Intanto, puntare tutto su una sola forma di investimento può dare risultati molto buoni, ma anche molto brutti: in questo caso, infatti, si prescinde dal principio della diversificazione, aspetto fondamentale invece quando si alloca il risparmio. Concentrare gli investimenti solo su immobili o attività finanziarie di un solo Paese può portare rischi elevati. Meglio allora scegliere veicoli di investimento che consentono di diversificare, cioè di distribuire i risparmi tra attività, finanziarie e reali, diverse tra loro. Si ridurrà la probabilità di ottenere rendimenti molto elevati, ma anche quella di subire perdite altrettanto importanti. In secondo luogo, la sensazione di sicurezza che offre il "mattone" non è sempre vera. Il valore di un immobile non è trasparente, nè facile da ottenere. A meno di non metterlo in vendita, capire se il nostro immobile si è rivalutato o meno rispetto al momento dell'acquisto è generalmente complicato. Inoltre, un immobile ha tempi e modalità di smobilizzo ben diversi da quelli delle attività finanziarie e si caratterizza quindi per una bassa liquidità. Le attività finanziarie sono invece sempre in grado di esprimere un prezzo di mercato che può essere conosciuto e al quale il loro detentore può vendere il titolo. Ciò è vero, a maggior ragione, per i fondi di investimento, la cui quota è pubblicata quotidianamente sui giornali e sui siti web delle SGR.
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