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Gianluca Manca
Referente per la Sostenibilità

Gli investimenti socialmente responsabili: una realtà in crescita 

23 marzo 2011

Gli investimenti cosiddetti “etici” o socialmente responsabili (SRI) possono caratterizzarsi per una pluralità di approcci. Tra questi, il principio di esclusione di titoli o settori che per loro natura non si qualificano per l’inserimento in portafogli SRI rappresenta la forma più diffusa, che prende il nome di screening negativo. Negli ultimi anni si è diffuso l’interesse per forme di investimento con un contenuto attivo di responsabilità sociale d’impresa. Ciò ha comportato l’utilizzo di pratiche di valutazione del portafoglio con criteri di inserimento positivi, finalizzate cioè all’inclusione di titoli di società virtuose sotto il profilo della responsabilità sociale. La forma più raffinata e complessa di investimento “etico” o socialmente responsabile è però l’azionariato attivo. L’esercizio dei diritti di voto insito nelle azioni che costituiscono il portafoglio del fondo permette al gestore di intervenire nella vita aziendale, promuovendo i criteri adottati dalle politiche di investimento e rappresentando in questo modo gli interessi degli investitori presso il management delle aziende i cui titoli sono in portafoglio. L’attività di azionariato prende forma sia di intervento in assemblea, sia direttamente nei confronti del management, in un confronto continuo su temi di volta in volta ritenuti sensibili e meritevoli quindi di attenzione da parte del gestore.

 

L’analisi dei risultati
All’interno della categoria  fondi “etici” vengono inclusi prodotti definiti green (che investono esclusivamente nel settore dell’energia rinnovabile), prodotti che hanno come unica finalità la destinazione di parte dei proventi in beneficenza, fondi con criteri d’investimento particolarmente complessi e con l’applicazione dell’esercizio dei diritti di voto, fino a prodotti caratterizzati dal solo criterio di esclusione di titoli o settori. Questa grande varietà di politiche d’investimento non permette una classificazione agevole dei prodotti SRI, ostacolandone di fatto l’analisi e la comparazione dei risultati. Nel corso degli ultimi 10 anni si è assistito peraltro a un intenso dibattito in letteratura. Dal tentativo di riaffermare la teoria di Markowitz (un sottoinsieme di titoli è destinato a rendere meno dell’insieme),  alla crescente considerazione nella quale sono state tenute teorie meno consolidate come quella di Moskowitz, che si basa sulla capacità delle aziende virtuose di ottenere rendimenti maggiori e di conservare l’effetto positivo della buona reputazione. Dall’analisi di queste diverse  teorie sembra emergere che  l’applicazione di virtuose politiche Ambientali, Sociali e di Governance abbia un impatto positivo sulla performance delle aziende che le praticano, con riscontri positivi dal punto di vista dell’andamento borsistico.

 

L’impatto sui costi di gestione
Il processo di investimento “etico” richiede uno sforzo supplementare in molte fasi della costruzione del portafoglio e del suo mantenimento. I costi per il gestore sono pertanto maggiori, sia che si attui un semplice criterio di esclusione di settori o titoli (ritenuti non eticamente accettabili per le caratteristiche del modello di business), sia che si adottino forme di azionariato attivo. Tanto più sofisticato è il modello di gestione etica, tanto maggiore è la necessità per il gestore di approfondimenti informativi.  La crescita di interesse per gli investimenti socialmente responsabili e sostenibili prospetta un futuro non troppo lontano in cui la selezione dei titoli per criteri di valorizzazione ambientale, sociale e di governance sarà applicata a tutti i tipi di investimento. Si ritiene, infatti, che pratiche come l’azionariato attivo e la richiesta di perfetta trasparenza e indipendenza nella governance aziendale diventeranno uno strumento di gestione tradizionale e non relegato ad una classe di investimenti. Il passaggio dalla fase odierna a quella prospettata consentirà ragionevolmente un aumento delle masse gestite con criteri responsabili o “etici”, riducendo di conseguenza l’impatto dei maggiori costi di analisi per ogni euro gestito.

 

Prospettive
Il Nobel assegnato nel 2007 all’Intergovernmental Panel on Climate Change* ha segnato l’evolversi dell’impegno globale sul cambiamento del clima. I timori di rischio sistemico attribuibili alle repentine variazioni climatiche in atto hanno indotto il mondo finanziario a considerare in modo sempre più pratico gli avvenimenti meteorologici. La devastazione a strutture urbane ed industriali (es. produzione petrolifera) portata dalle imponenti ondate di maltempo degli ultimi anni (America, Europa centrale, Pakistan, Russia) ha evidenziato la necessità di includere il rischio climatico nei modelli di analisi valutativa. Altresì, non va dimenticato che la spesa della ricostruzione grava inevitabilmente sulle spalle di ciascun individuo della collettività, anche se spesso non ne ha piena percezione e consapevolezza. Il profondo dissesto economico generato dalla recente crisi finanziaria ha reso ancora più evidenti i temi di cui la finanza responsabile si occupa da anni: tra questi, la trasparenza nei modelli di governo aziendale, il conflitto di interesse e i compensi del top management delle società quotate. Quest’ultimo punto è stato di recente enfatizzato dai media ma non ha ancora avuto rilevanza sufficiente nella scelta dei titoli nei portafogli. Spesso si è assistito a casi di pessimi risultati aziendali che hanno comportato importanti dissesti finanziari ed economici, di cui hanno fatto le spese principalmente i lavoratori e i sottoscrittori di azioni o obbligazioni. Anche su questi aspetti  la comunità finanziaria tenderà ad assumere maggiore consapevolezza, attribuendo  un’importanza crescente al modo in cui l’operato dei manager si riflette nella gestione delle aziende. Le società quotate in alcuni casi hanno privilegiato logiche di gestione che hanno ridotto in modo preoccupante l’orizzonte temporale considerato, mentre è proprio nel medio e lungo termine che le buone pratiche Ambientali, Sociali e di Governance offrono un solido terreno di sviluppo e di crescita reputazionale. La finanza tenderà sempre più ad occuparsi di questi temi, sia per la crescente consapevolezza da parte dell’opinione pubblica, sia per la rilevanza che assumono per la corretta valutazione del rischio e della performance aziendale da parte degli investitori.

 

*IPCC è una collaborazione tra due divisioni delle Nazioni Unite: UNEP e WMO


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