L’impatto sui costi di gestione
Il processo di investimento “etico” richiede uno sforzo supplementare in molte fasi della costruzione del portafoglio e del suo mantenimento. I costi per il gestore sono pertanto maggiori, sia che si attui un semplice criterio di esclusione di settori o titoli (ritenuti non eticamente accettabili per le caratteristiche del modello di business), sia che si adottino forme di azionariato attivo. Tanto più sofisticato è il modello di gestione etica, tanto maggiore è la necessità per il gestore di approfondimenti informativi. La crescita di interesse per gli investimenti socialmente responsabili e sostenibili prospetta un futuro non troppo lontano in cui la selezione dei titoli per criteri di valorizzazione ambientale, sociale e di governance sarà applicata a tutti i tipi di investimento. Si ritiene, infatti, che pratiche come l’azionariato attivo e la richiesta di perfetta trasparenza e indipendenza nella governance aziendale diventeranno uno strumento di gestione tradizionale e non relegato ad una classe di investimenti. Il passaggio dalla fase odierna a quella prospettata consentirà ragionevolmente un aumento delle masse gestite con criteri responsabili o “etici”, riducendo di conseguenza l’impatto dei maggiori costi di analisi per ogni euro gestito.
Prospettive
Il Nobel assegnato nel 2007 all’Intergovernmental Panel on Climate Change* ha segnato l’evolversi dell’impegno globale sul cambiamento del clima. I timori di rischio sistemico attribuibili alle repentine variazioni climatiche in atto hanno indotto il mondo finanziario a considerare in modo sempre più pratico gli avvenimenti meteorologici. La devastazione a strutture urbane ed industriali (es. produzione petrolifera) portata dalle imponenti ondate di maltempo degli ultimi anni (America, Europa centrale, Pakistan, Russia) ha evidenziato la necessità di includere il rischio climatico nei modelli di analisi valutativa. Altresì, non va dimenticato che la spesa della ricostruzione grava inevitabilmente sulle spalle di ciascun individuo della collettività, anche se spesso non ne ha piena percezione e consapevolezza. Il profondo dissesto economico generato dalla recente crisi finanziaria ha reso ancora più evidenti i temi di cui la finanza responsabile si occupa da anni: tra questi, la trasparenza nei modelli di governo aziendale, il conflitto di interesse e i compensi del top management delle società quotate. Quest’ultimo punto è stato di recente enfatizzato dai media ma non ha ancora avuto rilevanza sufficiente nella scelta dei titoli nei portafogli. Spesso si è assistito a casi di pessimi risultati aziendali che hanno comportato importanti dissesti finanziari ed economici, di cui hanno fatto le spese principalmente i lavoratori e i sottoscrittori di azioni o obbligazioni. Anche su questi aspetti la comunità finanziaria tenderà ad assumere maggiore consapevolezza, attribuendo un’importanza crescente al modo in cui l’operato dei manager si riflette nella gestione delle aziende. Le società quotate in alcuni casi hanno privilegiato logiche di gestione che hanno ridotto in modo preoccupante l’orizzonte temporale considerato, mentre è proprio nel medio e lungo termine che le buone pratiche Ambientali, Sociali e di Governance offrono un solido terreno di sviluppo e di crescita reputazionale. La finanza tenderà sempre più ad occuparsi di questi temi, sia per la crescente consapevolezza da parte dell’opinione pubblica, sia per la rilevanza che assumono per la corretta valutazione del rischio e della performance aziendale da parte degli investitori.
*IPCC è una collaborazione tra due divisioni delle Nazioni Unite: UNEP e WMO