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Alessandro Solina
Direttore Investimenti

Le sfide della gestione discrezionale e quantitativa all’alba del nuovo decennio: creare attese ragionevoli  

9 aprile 2010

L’aumento della complessità dei mercati finanziari e l’elevata ciclicità manifestata dal comportamento di diverse asset class nel corso dell’ultimo decennio pongono l’industria del risparmio di fronte alla sfida di quali prodotti e/o servizi possono essere proposti ai clienti per massimizzarne il benessere finanziario nel medio periodo. L’industria si presenta a questo appuntamento arricchita da importanti competenze e professionalità che, nel corso del passato decennio, si sono progressivamente integrate al suo interno. L’ingresso di nuove professionalità ha fatto emergere due distinti approcci alla gestione: uno di tipo discrezionale, dove le decisioni di investimento dipendono da un’elaborazione qualitativa delle informazioni a disposizione, e uno di tipo quantitativo, basato sulle indicazioni di modelli statistici e matematici. Malgrado nell’industria siano stati compiuti rilevanti progressi nella maturazione di una cultura professionale di gestione degli investimenti, la percezione del “valore” della gestione professionale da parte della clientela non sembra essere ancora apprezzabile. Una ragione del mancato apprezzamento del risparmio gestito va probabilmente ricercata nella creazione di attese non appropriate, spesso associate alle performance passate di alcune asset class oggetto di investimento o di alcuni stili di gestione. Gli esempi più recenti hanno riguardato le performance dei fondi quantitativi nei primi anni 2000, la performance di hedge fund, commodities e fondi monetari “enhanced” tra il 2004 ed il 2007 o, più indietro, l’andamento dei fondi azionari nel corso degli  anni  ’90. Tutti  questi  investimenti, perfettamente legittimi di per sé, hanno in diversi momenti alimentato aspettative irragionevoli sui rendimenti ottenibili nel medio periodo, gettando così le basi della successiva delusione.

 

A questa delusione ha anche contribuito l’illusione del controllo totale dei rischi di portafoglio attraverso l’utilizzo di strumenti quantitativi. In questo contesto, è di importanza fondamentale che il circuito di fiducia tra gestore, distributore e cliente finale venga ripristinato su basi sostenibili nel medio termine. Il contributo più concreto che le società di gestione possono dare è garantire un processo d’investimento disciplinato e robusto che leghi in modo coerente gli obiettivi dichiarati, i driver di rendimento atteso individuati, gli orizzonti temporali di riferimento, le modalità con cui vengono prese le decisioni e l’individuazione delle competenze professionali e degli strumenti tecnici necessari al suo funzionamento.  Tutti questi elementi, che rappresentano il capitale intellettuale di una società di gestione, devono essere trasmessi alle reti distributive in un modo chiaro e che massimizzi l’efficacia della consulenza e la probabilità di offrire prodotti e servizi soddisfacenti per il cliente finale. Inoltre, e in rispetto al principio di chiarezza e trasparenza, è necessario riconoscere che non esistono stili e/o strategie d’investimento che sono in grado di ottenere risultati soddisfacenti per il cliente su tutti gli orizzonti temporali. Ad esempio è ben noto che i titoli “value” (caratterizzati da valutazioni inferiori alla media di mercato) tendono ad avere performance migliori del mercato, ma questa regolarità è vera solo su orizzonti temporali adeguati (tipicamente oltre i 5 anni). Se questa strategia d’investimento è invece presentata come un modo per battere i benchmark sistematicamente ogni anno, non sarà possibile evitare la delusione del cliente (e, ancora peggio, il suo passare ad una strategia di investimento opposta al momento sbagliato). Che poi il processo gestionale sia caratterizzato da decisioni di tipo discrezionale, da modelli quantitativi o da una combinazione dei due rappresenta una decisione di secondo livello rispetto alla definizione dei “valori” che guidano il processo d’investimento. Non esiste un approccio sistematicamente superiore a un altro, anche perché nessun processo d’investimento di tipo discrezionale può prescindere da valutazioni quantitative e, allo stesso modo, un buon processo quantitativo si basa sempre su degli a-priori di tipo fondamentale su che cosa guida il comportamento dei mercati finanziari. Per terminare, chiarezza di obiettivi e di metodo negli investimenti, trasparenza su quello che si fa e su come lo si fa e una struttura di prodotti che bilanci in modo ragionevole quello che la gestione professionale può offrire con le aspettative del cliente, sono alla base della creazione di un rapporto sostenibile nel medio termine tra società di gestione, distributore e cliente finale. A tale fine riteniamo che il modello organizzativo più efficace si caratterizzi per una significativa “vicinanza” tra le società di gestione, dove sono presenti le competenze specialistiche indispensabili per supportare le decisioni di investimento sia tattiche che strategiche, e le reti distributive. Questa “vicinanza” implica un’evoluzione da un mero rapporto produttore/distributore ad una relazione integrata di consulenza che abbia al centro il benessere finanziario del cliente finale.


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