A questa delusione ha anche contribuito l’illusione del controllo totale dei rischi di portafoglio attraverso l’utilizzo di strumenti quantitativi. In questo contesto, è di importanza fondamentale che il circuito di fiducia tra gestore, distributore e cliente finale venga ripristinato su basi sostenibili nel medio termine. Il contributo più concreto che le società di gestione possono dare è garantire un processo d’investimento disciplinato e robusto che leghi in modo coerente gli obiettivi dichiarati, i driver di rendimento atteso individuati, gli orizzonti temporali di riferimento, le modalità con cui vengono prese le decisioni e l’individuazione delle competenze professionali e degli strumenti tecnici necessari al suo funzionamento. Tutti questi elementi, che rappresentano il capitale intellettuale di una società di gestione, devono essere trasmessi alle reti distributive in un modo chiaro e che massimizzi l’efficacia della consulenza e la probabilità di offrire prodotti e servizi soddisfacenti per il cliente finale. Inoltre, e in rispetto al principio di chiarezza e trasparenza, è necessario riconoscere che non esistono stili e/o strategie d’investimento che sono in grado di ottenere risultati soddisfacenti per il cliente su tutti gli orizzonti temporali. Ad esempio è ben noto che i titoli “value” (caratterizzati da valutazioni inferiori alla media di mercato) tendono ad avere performance migliori del mercato, ma questa regolarità è vera solo su orizzonti temporali adeguati (tipicamente oltre i 5 anni). Se questa strategia d’investimento è invece presentata come un modo per battere i benchmark sistematicamente ogni anno, non sarà possibile evitare la delusione del cliente (e, ancora peggio, il suo passare ad una strategia di investimento opposta al momento sbagliato). Che poi il processo gestionale sia caratterizzato da decisioni di tipo discrezionale, da modelli quantitativi o da una combinazione dei due rappresenta una decisione di secondo livello rispetto alla definizione dei “valori” che guidano il processo d’investimento. Non esiste un approccio sistematicamente superiore a un altro, anche perché nessun processo d’investimento di tipo discrezionale può prescindere da valutazioni quantitative e, allo stesso modo, un buon processo quantitativo si basa sempre su degli a-priori di tipo fondamentale su che cosa guida il comportamento dei mercati finanziari. Per terminare, chiarezza di obiettivi e di metodo negli investimenti, trasparenza su quello che si fa e su come lo si fa e una struttura di prodotti che bilanci in modo ragionevole quello che la gestione professionale può offrire con le aspettative del cliente, sono alla base della creazione di un rapporto sostenibile nel medio termine tra società di gestione, distributore e cliente finale. A tale fine riteniamo che il modello organizzativo più efficace si caratterizzi per una significativa “vicinanza” tra le società di gestione, dove sono presenti le competenze specialistiche indispensabili per supportare le decisioni di investimento sia tattiche che strategiche, e le reti distributive. Questa “vicinanza” implica un’evoluzione da un mero rapporto produttore/distributore ad una relazione integrata di consulenza che abbia al centro il benessere finanziario del cliente finale.