L’obiettivo di rendimento segue, con aspettative contenute. Ma anche un fondo monetario, in quanto veicolo di investimento, è soggetto ad alcuni rischi. In primo luogo c’è il rischio di credito e cioè la possibilità che gli emittenti delle obbligazioni detenute in portafoglio siano soggetti a eventi che ne riducano lo standing creditizio. Esiste poi il rischio di liquidità: la possibilità che in condizioni estreme il fondo non sia in grado di disinvestire il portafoglio per far fronte a riscatti. Infine, c’è il rischio di tasso, ovvero l’effetto che i movimenti dei tassi di interesse hanno sul valore dei titoli. Questi rischi, o almeno alcuni di essi, sono tanto maggiori quanto più il fondo si orienta su titoli con scadenza lunga, oppure su emittenti la cui valutazione di affidabilità sia a livelli inferiori a quelli massimi, con l’obiettivo di ottenere rendimenti un po’ più elevati. L’assenza di chiare indicazioni sul profilo di rischio dei fondi monetari e, soprattutto, di regole da seguire per i fondi che appartengono alla categoria ha evidenziato situazioni limite. Nel corso del 2007/2008 alcuni prodotti hanno adottato politiche di investimento che hanno elevato significativamente la rischiosità di portafoglio, senza peraltro adeguata informativa alla clientela. In presenza di particolari condizioni di mercato, ciò ha generato perdite non compatibili con le caratteristiche del prodotto. Le linee guida del CESR innovano fortemente nel campo della tutela dell’investitore, offrendo chiarezza e creando di conseguenza le condizioni per scelte consapevoli. I fondi monetari dovranno essere unicamente di due tipi: quelli a breve termine e i monetari (in senso stretto). La distinzione si basa sulla possibilità attribuita ai monetari di adottare politiche di gestione con un grado di rischio lievemente superiore, con la possibilità di una maggior variabilità della quota. In dettaglio, i fondi appartenenti al gruppo dei monetari a breve termine dovranno avere in portafoglio solo titoli di alta qualità, cioè caratterizzati dal primo e secondo più alto livello di rating rilasciato dalle agenzie specializzate. La vita residua delle obbligazioni detenute non potrà essere superiore a 397 giorni. E l’intero portafoglio non potrà avere una vita media che ecceda i 120 giorni. I prodotti monetari avranno qualche limite in meno. In particolare, sarà loro consentito avere livelli di rating anche inferiori ai primi due per emissioni di Stati sovrani, ma fino ad un minimo di “investment grade”, detenere titoli con una vita residua fino a due anni che concorrano a costruire portafogli con vita residua media fino a 1 anno. I recenti provvedimenti portano indubbio valore al risparmiatore e al settore del risparmio gestito nel suo complesso. Quando nel 2012 le linee guida saranno pienamente recepite a livello nazionale, sarà possibile la completa comparabilità tra prodotti di diversi Paesi e, soprattutto, non saranno più concepibili casi di fondi monetari al cui interno si celano strumenti non compatibili con la richiesta di conservazione del capitale che contraddistingue il cliente di questi prodotti.