Ci sono alcuni tipici errori che vengono compiuti dagli investitori e che sono stati oggetto di studi approfonditi. L’eccesso di ottimismo circa le proprie capacità è probabilmente il fenomeno meglio conosciuto, insieme all’eccesso di fiducia che ne deriva e che induce a sovrastimare le probabilità di avere successo. Ancora, la tendenza ad attribuire molto valore alle informazioni che confermano le proprie idee, ignorando o quasi quelle che vanno in altre direzioni, con la conseguente lentezza con la quale le opinioni che si sono formate vengono cambiate. Questi comportamenti spesso concorrono a determinare fenomeni come le bolle speculative o, all’opposto, le situazioni di forte “ipervenduto”, cioè periodi in cui la prevalenza di vendite è così violenta e prolungata da portare i mercati in condizioni di estrema debolezza. Lo stato di incertezza in cui si trova un investitore in situazioni di mercati fortemente negativi e il desiderio di certezza che appare invece come la scelta più razionale (interrompere l’accumulazione di perdite) spingono spesso a decisioni di vendita in giornate di forti ribassi dei mercati. Comportamenti di questo tipo implicano il rischio di vedere ridotto significativamente il rendimento di un portafoglio. Dall’analisi dell’indice azionario americano S&P 500 dal 1928 ad aprile 2010* emerge come 65 giornate di borsa si siano chiuse con rialzi superiori al 5%. Un investitore che, sulla spinta dell’emotività in giornate di elevata volatilità e di forti ribassi, avesse venduto le azioni in portafoglio, avrebbe probabilmente perso le sedute di rimbalzo successive, tra le quali alcune con movimenti positivi davvero importanti. E la differenza di rendimento sarebbe davvero notevole: nel periodo 1928-2010 un ipotetico portafoglio che escluda tutti i rialzi almeno pari al 5% avrebbe una performance annualizzata negativa di circa mezzo punto percentuale, ben diversa da quella dell’indice, positiva e superiore al 5%**. La finanza comportamentale non rappresenta certo il fulcro di strategie di investimento che risolvano gli effetti dell’emotività umana in situazioni che pongono l’investitore sotto forte stress. Peraltro, prestare attenzione ai principali rischi nei quali incorre un investitore medio può aiutare non solo ad attenuarne gli effetti, ma anche a riconoscere e ad evitare quelli fatti dagli altri.
*Elaborazioni Eurizon Capital SGR su dati Bloomberg
**Analisi effettuata sull’indice price che non considera i dividendi