Alcuni Stati hanno fatto ricorso alla leva fiscale per aiutare i cittadini a rendere più efficienti i propri portafogli, destinando una parte dei risparmi verso strumenti finanziari che siano coerenti con il soddisfacimento dei bisogni di medio/lungo periodo. Sono stati quindi messi a punto incentivi di natura tributaria per portafogli che contengano almeno un dato ammontare di attività finanziarie a più elevato profilo di rischio e/o investiti per un periodo di tempo minimo prestabilito. Strumenti di questo tipo sono stati utilizzati efficacemente negli USA e in alcuni Stati europei come Francia e Gran Bretagna. Investimenti di durata superiore a 5 anni nei Plan d’Epargne en Action francesi, ad esempio, consentono un rilevante abbattimento dell’aliquota fiscale sui capital gain. Gli Individual Savings Account inglesi rendono attualmente possibile il versamento annuale di circa 10 mila sterline in totale esenzione dai capital gain, subordinatamente a una soglia massima per investimenti di natura monetaria. I più noti 401 K statunitensi, infine, prevedono che la tassazione per il reddito di risparmi conferiti a specifici piani sia agevolata e comunque differita fino al momento dell’utilizzo del denaro, che non può peraltro avvenire prima dei 59 anni e mezzo. Grazie a un recente provvedimento di legge questa forma di incentivi potrebbe a breve essere disponibile anche nel nostro Paese. Il testo del DL 13 agosto 2011 n. 138, contenente ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo, menziona infatti i cosiddetti Piani di Risparmio a lungo termine (PIR). Attraverso questo strumento il risparmiatore potrebbe godere di un vantaggio fiscale: i capital gain sugli investimenti realizzati con i PIR sarebbero soggetti a una tassazione ridotta e pari al 12,5% rispetto a quella standard del 20%. Il legislatore si è fermato a queste disposizioni. E’ stato il Presidente di Assogestioni (3) ad avanzare proposte che definiscono meglio le caratteristiche dei Piani di Risparmio, riferendosi alla durata minima dell’investimento nel veicolo (almeno pari a 5 anni) e alla composizione del portafoglio (l’incentivo fiscale dovrebbe spettare soltanto per redditi da “attività finanziarie di cui il legislatore ha inteso favorire la sottoscrizione”) (4). Se i Piani di Risparmio verranno effettivamente introdotti i risparmiatori italiani avranno a disposizione un potente veicolo per iniziare a ragionare sui vantaggi di investimenti concepiti per durare nel tempo, a fronte di un premio di natura fiscale che ne dovrebbe facilitare la scelta. La diffusione di strumenti di questo genere porterebbe via via maggiore stabilità alle dinamiche di raccolta del risparmio, con vantaggi per il sistema finanziario e, di riflesso, per quello economico più in generale. Degli specifici vantaggi dell’introduzione in Italia dei Piani di Risparmio si dirà in un prossimo articolo.
(3) Assogestioni è l’Associazione delle Società di Gestione del Risparmio
(4) Audizione al Senato di Domenico Siniscalco, Presidente di Assogestioni. 13 ottobre 2011