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Tiziano Bellemo
Responsabile Comunicazione, Web e Corporate Identity

Gli errori da evitare nell'attività d'investimento 

23 novembre 2011

Buy when there is blood in the streets (1). La frase sembrerebbe essere stata pronunciata dal barone Nathan Rothschild, il fondatore della famosa dinastia di banchieri. Il suo significato è che il momento migliore per acquistare un’attività finanziaria, ad esempio un’azione, è quando ci si trova in situazioni estreme, nelle quali panico e pessimismo prevalgono. E i prezzi che si formano sui mercati esprimono fattori emotivi piuttosto che fondamentali (2) .
In termini generali, è sensato affermare che i migliori risultati quando si investe si ottengono usando freddezza e razionalità. E spesso, addirittura, adottando un atteggiamento contrarian, ovvero antitetico a quello del resto del mercato. Ma la lucidità e la freddezza che possedeva il barone Rothschild non sono affatto comuni. Anzi, molti degli errori compiuti dagli investitori sono causati da comportamenti esattamente opposti, come l’impazienza, l’eccesso di fiducia o di sfiducia, il panico. La finanza comportamentale ha messo in evidenza e studiato questi bias comportamentali che portano gli investitori ad agire in modo non efficiente e a compromettere di conseguenza la massimizzazione del rendimento a lungo termine degli investimenti effettuati. Il tema è già stato trattato in un precedente contributo pubblicato sul sito www.24oredirisparmio.ilsole24ore.com (3).
E’ possibile arricchire quell’analisi descrivendo altri comportamenti inefficienti, meno noti, tipici dei piccoli investitori italiani e riconducibili all’interazione di bias comportamentali e insufficiente cultura finanziaria. Ma che ugualmente influiscono in modo pernicioso sull’allocazione dei risparmi, alterando il profilo di rendimento che se ne può trarre.

 

La ricerca del momento “giusto” per investire

Il primo errore, probabilmente il più frequente, consiste nel cercare il momento migliore per investire, guardando alle fluttuazioni dei mercati, invece che porsi nell’ottica di una corretta pianificazione finanziaria. Il piccolo investitore difficilmente sarà in grado di perseguire con successo il market timing. Piuttosto, potrebbe più efficacemente ripartire il proprio capitale nel tempo per smussare la volatilità dei mercati, ad esempio attraverso Piani di Accumulo di Capitale che prevedono l’ingresso graduale tramite versamenti periodici in fondi comuni di investimento. Oppure, potrebbe sottoscrivere prodotti che, una volta scelto il profilo di rischio, affidano a professionisti del risparmio gestito l’assetto del portafoglio e la scelta del momento migliore in cui investire.

 

(1) Quando scorre il sangue per le strade, è il momento di comperare.
(2) Cioè la solidità patrimoniale delle aziende, la loro capacità di generare profitti e di pagare dividendi agli azionisti.
(3) Investimenti e finanza comportamentale. 17 dicembre 2010

 

Ogni esigenza richiede uno strumento adatto

Altro comportamento da evitare è quello che non correla il tipo di strumento finanziario scelto, le sue caratteristiche, all’esigenza alla quale l’investimento deve fare fronte. Se si pensa di avere bisogno del denaro a distanza di un anno, ad esempio, si dovrebbe acquistare un’attività finanziaria che nell’arco di quel periodo non generi eccessiva volatilità e che sia disponibile per il disinvestimento al momento del suo utilizzo. Al contrario, se l’esigenza di investimento sarà molto lontana nel tempo, magari per finalità pensionistiche, lo strumento finanziario potrebbe avere un maggiore profilo di rischio/rendimento atteso. La struttura degli investimenti delle famiglie italiane evidenzia purtroppo la mancanza di coerenza ed equilibrio tra obiettivo e veicolo scelto per realizzarlo che è stata descritta. Una quota molto significativa della ricchezza finanziaria è infatti allocata in Bot o in fondi monetari. E questi strumenti, coerenti con impieghi della liquidità a breve termine, vengono mantenuti in portafoglio nel tempo, evidentemente per fronteggiare anche le esigenze di lungo periodo (4).

 

Intenzioni e comportamenti reali

In alcuni casi, i piccoli risparmiatori avviano un piano d’investimento nel modo corretto. Identificando cioè i bisogni e scegliendo strumenti con durata e profilo coerenti. L’errore nel quale spesso incorrono, tuttavia, è dimenticare l’impostazione di portafoglio inizialmente adottata, abbandonandola. Questo atteggiamento è tipico nei casi di forti flessioni delle borse, che generano panico nei risparmiatori e li inducono a vendere, magari in perdita, quanto acquistato con una finalità di più lungo periodo. Un recente sondaggio di McKinsey (5) mostra che più della metà degli intervistati dichiara di aver investito con un orizzone temporale di circa sette anni ma di aver venduto tutto dopo meno di tre anni. Questi risparmiatori hanno quindi modificato l’orizzonte temporale che avevano identificato in base a un processo di pianificazione finanziaria, probabilmente per ragioni che nulla hanno a che vedere con il cambiamento degli obiettivi di investimento.

 

Capire quello che si compra

Guadagnare molto, in poco tempo, senza correre particolari rischi sono obiettivi che nessun titolo azionario, obbligazionario o fondo d’investimento consentirà mai di raggiungere contemporaneamente. E’ quindi fondamentale che, prima di investire, siano messe ben a fuoco le caratteristiche di ciascuno strumento finanziario e il profilo rischio/rendimento ad esso legato, con le conseguenza pratiche che ne scaturiscono. Aspettative di guadagni potenzialmente elevati dovranno necessariamente  accompagnarsi al mantenimento in portafoglio del veicolo d’investimento per un periodo sufficientemente ampio e ad una buona propensione al rischio. Al contrario, l’avversione al rischio e la liquidità dell’investimento si assocerano generalmente a un basso rendimento.

 

(4) Elaborazioni di Eurizon Capital su dati Banca d’Italia. La ricchezza delle famiglie italiane. 20 dicembre 2010 e Assogestioni. Mappa del risparmio gestito. III trim. 2011.
(5) MF - 5 ottobre 2011 -  "I fondi comuni soffrono anche perché da loro ci si aspetta troppo". Ricerca condotta su più di 30 mila investitori moderatamente facoltosi (in Italia, Germania e Francia) che abbiano acquistato prodotti di risparmio negli ultimi 18 mesi.


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