Son tornati i tempi duri per il comparto real estate. L´indice Msci mondiale del settore nell´ultimo mese ha perso il 4,3% circa, fermando a +5,5% la performance da inizio dell´anno. A pesare su un asset come il mattone che dall´anno scorso alterna momenti di entusiasmo ad altri di pessimismo, sono le incertezze che si registrano negli Stati Uniti e in Cina. Il mattone scricchiola in Usa… In Usa, da aprile sono stati sospesi gli aiuti federali (fino a 8mila dollari) per chi acquistava la prima casa e si sono interrotti gli acquisti da parte della Federal Reserve dei crediti a rischio della banche che hanno permesso agli istituti di tornare a erogare mutui più tranquillamente. I risultati si sono fatti immediatamente sentire. La Mortgage Bankers Association ha comunicato che il numero di richieste di prestiti per l´acquisto della prima abitazione a maggio è sceso del 40% rispetto al mese precedente. Secondo la società di consulenza immobiliare Zelman & Associates la vendita di nuove case negli Usa è scesa di quasi il 30%. Quella di immobili esistenti, in base ai calcoli della National Association of Realtors (che rappresenta gli agenti immobiliari americani), è calata di circa il 25%. Home Service, la società di brokeraggio immobiliare controllata dalla Berkshire Hataway di Warren Buffet ha annunciato che il valore dei contratti di compravendita che segue è calato di almeno il 20% (il doppio delle attese). "Questi numeri si trasformano in cattive notizie per tutta l´economia", spiega un report di Morningstar. "Il real estate, insieme al comparto auto, è sempre stato uno dei motori della congiuntura americana". …ma cresce troppo in Cina Grossi problemi sembrano in vista anche per il mattone cinese. Secondo uno studio di Kenneth Rogoff, professore della Harvard University ed ex capo economista del Fondo monetario internazionale, il mercato immobiliare del Paese del Drago "è a un passo dal collasso e rischia di colpire il settore bancario". L´allarme viene preso sul serio soprattutto dalle autorità di Pechino che da settimane hanno deciso di raffreddare il boom immobiliare (e con esso un´economia che nel primo trimestre ha sfiorato il +12% creando seri rischi di inflazione fuori controllo) attraverso condizioni più onerose per l´accensione dei mutui e l´obbligo per gli istituti di credito di mettere più soldi a riserva in caso di esplosione della bolla. Il prossimo passo, secondo alcune voci riportate dai media, potrebbe essere una nuova tassa sulla proprietà. Gli sforzi cominciano a sortire qualche effetto. Le vendite di abitazioni sono calate del 25%. Anche i prezzi stanno frenando: l´aumento del 12,4% registrato a maggio è comunque inferiore al 13% segnato il mese precedente. L´Europa fa il tifo per l´Inghilterra La situazione pare più tranquilla in Europa. Secondo uno studio elaborato dall´inglese Royal Institutions of Surveyor (RIS, l´associazione che raccoglie gli agenti immobiliari del Paese), a un aumento dell´offerta di case, per la prima volta dopo quattro mesi corrisponde un´analoga crescita delle richieste. "I nostri associati sono sicuri che il trend possa continuare anche nei mesi estivi", spiega un report firmato da Ian Perry, economista della RIS. Il dato viene considerato importante anche per il resto d´Europa, visto che il settore real estate della Gran Bretagna di solito anticipa di 12-18 mesi quello che succederà nel continente. |