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Commento ai mercati geografici 

a cura di

 

La corsa Usa segna il passo

La situazione sul fronte del lavoro è ancora difficile e i consumi stentano a ripartire. Si salvano solo i dati aziendali.


Commento del 05/07/2010

Performance su 3 anni
Periodi Valuta
1m 3m 3a data
MSCI North America ND -7,9% -7,1% -22,2% 05/07/2010
MSCI Italy ND 0,8% -16,7% -50,2% 05/07/2010

Chi si aspettava che la ripresa americana iniziata a marzo dell´anno scorso mettesse il turbo si deve ricredere. L´indice Msci North America, nell´ultimo mese (fino al 5 luglio) ha perso il 7,9%, fermando a +5% la performance da inizio anno. Le nubi che infestano ancora lo scenario Usa, del resto, sono ancora oscure.

L´America preoccupata
"Ci sono ancora forti preoccupazioni sia per quanto riguarda la disoccupazione, sia per quel che concerne la spesa delle famiglie anche nel comparto immobiliare", spiega uno studio firmato da Jeremy Glaser, analista di Morningstar. "Se a questo si uniscono i dati sulla difficile situazione del debito pubblico, è facile capire perché gli investitori siano molto cauti nell´approccio al comparto azionario".

Occupazione anemica
Gli ultimi numeri del mercato del lavoro parlano chiaro. Nel mese di giugno l´occupazione nel settore non agricolo negli Stati Uniti è calata di 125 mila unità. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 9,5%, dello 0,2% inferiore al mese precedente, livello più basso dal luglio 2009. A maggio, intanto, le vendite di case hanno registrato una variazione decisamente negativa: -30% dal 6% di aprile. Male anche l´industria: gli ordini di beni durevoli sono scesi dell´1,1% a 192 miliardi di dollari dopo cinque mesi consecutivi di rialzo. "La situazione dell´occupazione rischia di rimanere anemica per mesi", continua il report di Glaser. "Questo renderebbe più difficile un recupero del settore immobiliare e, più in generale, un aumento delle spese delle famiglie".

Rischio Europa
L´America ha poi un altro fronte del quale preoccuparsi. I problemi del debito sovrano di Grecia, Spagna e Portogallo, seguiti al quasi fallimento di Dubai, si sono trasformati da evento locale a tempesta internazionale. "E´ vero che l´Unione europea ha agito tempestivamente e con mano ferma per evitare che il problema si allargasse ad altri Paesi del Vecchio continente", dice l´analista. "Tuttavia tra gli investitori è aumentato lo scetticismo nei confronti dei paesi con il maggiore indebitamento. E gli Stati Uniti sono fra questi".

Si spera ancora nei bilanci
Non mancano tuttavia, i fattori positivi. "I risultati delle società si sono dimostrati migliori delle attese un po´ in tutti i settori. Ed è una tendenza che potremmo vedere anche con i dati semestrali", prosegue lo studio. "La maggior parte dei guadagni viene da pesanti ristrutturazioni. Tuttavia, in alcuni casi, è stato registrato un aumento della domanda da parte dei consumatori finali, soprattutto imprese. Se questo trend dovesse continuare, allora le aziende potrebbero tornare a investire con effetti benefici anche sull´andamento dei titoli quotati".

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