I mercati mondiali non riescono a trovare il sentiero per riprendere la salita. L´indice Msci World nell´ultimo mese (fino al 13 luglio) ha perso circa il 2%. Gli operatori si confortano con il +7,5% segnato dal paniere da inizio anno, ma non nascondono che la situazione continui a restare difficile. "Le piazze finanziarie sono ancora attraversate dal timore che la tanto attesa ripresa dell´economia sia in ritardo", spiega uno studio firmato da Holly Cook, analista di Morningstar. "A preoccupare sono soprattutto le notizie che arrivano dalla Cina e dagli Stati Uniti". Cina e Usa ancora deboli A giugno la produzione industriale del Paese del drago è calata per il secondo mese consecutivo, rinnovando le preoccupazioni su un rallentamento della maggiore economia emergente del mondo. Negli Usa l'indice ISM Manufatturiero si è fermato al di sotto del livello di 52,6 stimato dagli economisti, mentre sono calate del 30% le vendite di nuove case dopo la fine degli incentivi all´acquisto promossi dal governo. Non va meglio sul fronte del lavoro dove i dati settimanali continuano a prendere in contropiede le attese del mercato. In Europa il debito fa ancora paura A tutto questo si uniscono i continui allarmi lanciati dalle agenzie di rating per quanto riguarda la situazione del debito sovrano in Europa. Moody´s ha annunciato di essere pronta ad abbassare il rating della Spagna. Mossa che per altro ha appena fatto con il Portogallo portando il merito di credito ad A1 con outlook stabile. S&P, invece, ha abbassato le previsioni sull´Inghilterra che ora sono negative. Pesano commodity e consumi A fare le spese di tutta questa situazione sono state soprattutto le azioni legate alle materie prime e ai consumi. "Si tratta dei titoli più rischiosi in una situazione come questa", dice ancora Cook. "Le prime, già volatili in condizioni normali, stanno pagando le insicurezze degli investitori sui tempi di ripresa globale. Le seconde scontano la mancanza di fiducia da parte dei consumatori". Ma pochi mesi non fanno un trend A complicare le cose, secondo l´analista di Morningstar, ci si mette anche l´atteggiamento di molti operatori di mercato. "Prima che arrivasse la crisi europea non si fidavano dei dati che indicavano una ripresa della congiuntura mondiale che abbiamo visto per quasi un anno", spiega nel suo report. "Oggi agli stessi operatori bastano uno o due mesi di numeri negativi per farli ricadere nel pessimismo più cupo Molto raramente, però, le riprese economiche si muovo senza sbalzi trimestre dopo trimestre. Nelle ultime due occasioni, abbiamo visto rallentamenti dell´1-2% prima di assistere a una decisa accelerazione dei listini. E le frenate sono arrivate dopo un anno che la ripresa era ufficialmente iniziata". |