Chi sperava che il 2010 per i mercati mondiali iniziasse col botto è rimasto deluso. L´indice Msci World nell´ultimo mese (fino all´8 febbraio) ha perso il 4,6%, rallentando quella marcia che nel 2009 gli aveva permesso di guadagnare il 23% circa e che tante speranze aveva regalato agli investitori sulla fine della crisi. Il problema, spiegano gli operatori, è che ai vecchi problemi, come i dubbi sulla tenuta della crescita economica, se ne sono aggiunti di nuovi, come la possibile bancarotta di alcuni Paesi europei. Negli Stati Uniti, una delle notizie più attese era quella relative al budget (l´equivalente della nostra legge finanziaria). Per quest´anno l´amministrazione Obama stima un´espansione dell´economia pari al 2,7%, in rialzo rispetto alle previsioni precedenti. Per il futuro, la Casa bianca prospetta una crescita annua compresa tra il 3,2% e il 4,3% fino al 2013. Poi è arrivato l´indice americano Ism del settore dei servizi, salito a gennaio a 50,5 punti dai 49,8 di dicembre. La rilevazione è leggermente sotto il consensus degli economisti posto a 51 punti. A questi dati hanno fatto da contrappunto quelli sull´occupazione: a gennaio negli Usa nel settore privato sono stati persi 22mila posti di lavoro mentre le richieste di sussidi sono arrivate a quasi 500mila. I numeri sul lavoro hanno tenuto banco anche in Europa. Gli ultimi dati dell´Unione mostrano che il tasso di disoccupazione si è assestato al 10%, il livello più alto da quando è stata introdotta la moneta unica nel 1999. La maglia nera va alla Spagna, mentre la più virtuosa è l´Olanda. Non sono mancate le buone notizie: l´area Euro, alla fine del 2009, è finalmente riuscita ad uscire dalla recessione. Nell´ultimo trimestre dell´anno scorso, infatti, il Pil della regione è cresciuto dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti e dopo cinque periodi consecutivi di contrazione. Poi sono uscite le informazioni sulle difficoltà di Spagna, Irlanda e Portogallo, che sono andate ad aggiungersi alla Grecia nel club dei Paesi a un passo dalla bancarotta. Un´eventualità che sulle Borse internazionali ha riportato quella che gli analisti definiscono "avversione al rischio". In Asia, l´attenzione è rivolta alla Cina. Secondo gli ultimi dati resi noti dalla Banca popolare, nel Paese del Drago continuano ad arrivare capitali stranieri Alla base di questa nuova ondata di investimenti ci sono la rapida crescita degli asset cinesi, a cui si uniscono i rumor secondo cui Pechino potrebbe sganciare la sua valuta dall´andamento del dollaro americano. A questo è seguito un rafforzamento dei valori immobiliari in tutta la regione asiatica. I prezzi a Hong Kong, Seoul e Singapore stanno crescendo molto rapidamente. Tanto che le autorità finanziarie di controllo hanno lanciato segnali di allarme sul possibile scoppio di una bolla speculativa. I valori del real estate ad Hong Kong, ad esempio, sono più alti rispetto a quelli dei mesi precedenti lo scoppio della crisi finanziaria mondiale. Un andamento che fa temere un effetto bolla. |