L´effetto Pigs si è fatto sentire anche nell´est Europa. L´indice Msci della regione nell´ultimo mese (fino al 23 febbraio) ha perso l´1,3%. Fino a metà della settimana scorsa, tuttavia, il paniere perdeva quasi il 6%. Il recuperò è avvenuto nelle ultime sedute, grazie al parziale rasserenamento della situazione internazionali. La colpa dell´andamento delle settimane scorse, spiegano gli analisti, va cercata nelle difficoltà incontrate da Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna (da cui l´acronimo Pigs) che hanno spinto gli investitori a fuggire anche dall´area del Vecchio continente storicamente considerata più a rischio. "Si tratta comunque di una reazione dettata più dal panico che non da una vera sfiducia nei confronti dell´Europa orientale", spiega una nota di Morningstar. Non a caso nell´ultima settimana il paniere ha dato segni di ripresa, guadagnando il 3,1%. La fotografia che offre la regione al momento è in chiaroscuro. La Russia, la prima economia dell´area, ha un deficit di bilancio che, secondo le previsioni governative, quest´anno potrebbe arrivare al 7,2% del Pil. Per questo ha pianificato una serie di emissioni obbligazionarie per raccogliere l´equivalente di circa 13 miliardi di euro. Il vice ministro delle finanze Dmitry Pankin ha comunque precisato che il Paese ha abbastanza riserve per far fronte alle esigenze. A questo, ha anche precisato, va aggiunta la ripresa delle materie prime che rappresentano la prima fonte russa di guadagno. Anche in Polonia, la medaglia economica ha due facce. Secondo l´ufficio di statistica del Paese la disoccupazione a gennaio è aumentata dell´1,4% rispetto allo stesso mese dell´anno scorso dopo il +1,8% registrato a dicembre. La buona notizia è che il dato di gennaio è migliore delle attese degli economisti che si aspettavano un tasso superiore al 2%. Il Pil polacco, peraltro, l´anno scorso ha registrato un´espansione dell´1,7% che ne ha fatto del Paese l´unico membro dell´Unione europea ad evitare la recessione. Una situazione che interessa alla Banca europea per gli investimenti che ha espresso l´interesse a fare investimenti in Polonia, soprattutto nel settore energetico. Decisamente peggiori le notizie che arrivano dall´Ucraina dove la produzione industriale a gennaio è calata del 12,5% dopo il +2,6% segnato a dicembre. Il ministro dell´economia si è affrettato a precisare che si tratta di un calo stagionale. Resta il fatto che l´output che dal 2000 al 2007 aveva registrato un miglioramento medio annuo del 10,2%, l´anno scorso ha subito un forte contraccolpo a causa della crisi internazionale che ha portato al taglio della domanda di acciaio e prodotti chimici. Tanto che la produzione nel 2009 ha segnato un -21,9%. Le previsioni per quest´anno prodotte dal dicastero economico parlano di una crescita del Pil vicina al 4% con un aumento della produzione industriale di quasi il 3%. L´Estonia, intanto, si prepara a riaprire il rubinetto dei crediti alle imprese. Secondo il presidente della locale associazione bancaria, Aivar Rehe, il volume dei prestiti, che l´anno scorso era sceso del 6%, nel 2010 dovrebbe salire del 3%. Le beneficiarie saranno soprattutto le aziende legate all´export che sperano in una ripresa di Eurolandia. La situazione del Paese, comunque, è delicata. Il governo del primo ministro Andrus Ansip, infatti, sta portando avanti una severa politica di tagli alla spesa pubblica per assicurarsi l´entrata nel club della moneta unica nel 2011. |