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Il downgrade dell’Italia 

Approfondimento sui recenti eventi di mercato e attese per il futuro

20 gennaio 2012

I RECENTI EVENTI 

Venerdì 13 gennaio 2012, dopo la chiusura dei mercati, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha abbassato il rating di 9 Paesi europei, tra cui l’Italia, di uno o due gradini. Il rating dell’Italia è stato abbassato da “A” a “BBB+”.

LE MOTIVAZIONI DEL DOWNGRADE: SOPRATTUTTO ESTERNE, MA ANCHE INTERNE

Timori sulla crescita interna

L’agenzia di rating, pur plaudendo a quanto fatto finora in termini di sistemazione degli squilibri fiscali dal governo italiano, ha mostrato sfiducia sul fatto che venga portata avanti la seconda fase del processo di aggiustamento strutturale. Teme infatti che dopo una prima fase, in cui si è lavorato prevalentemente sul pilastro dell’austerità fiscale, possa mancare il necessario sostegno politico per portare avanti le ambiziose riforme preannunciate dal governo di Mario Monti.

Voto di insufficienza su quanto fatto finora a livello politico dai vertici dei Paesi europei

Questa è la motivazione principale che ha fatto sì che l’ondata di abbassamenti del merito di credito colpisse ben 9 Paesi. Vi è la convinzione che la politica europea non stia facendo abbastanza nella direzione della soluzione della crisi, in termini di risorse e di flessibilità operativa.

EFFETTI SUI MERCATI

I due fattori che hanno provocato il downgrade erano ampiamente metabolizzati dal mercato, ed erano quindi già incorporati nel livello degli spread e dei rendimenti. Questo è il motivo della limitatissima reazione dei mercati che, anzi, dopo l’azione si sono mossi nella direzione opposta a quanto indicato da S&P. Gli spread di tutti i Paesi colpiti dal downgrade si sono ristretti, con l’eccezione del Portogallo che ha perso quanto aveva guadagnato nei giorni precedenti.

COSA POTREMMO ATTENDERCI PER IL FUTURO

Potremmo attenderci anzitutto ulteriori azioni da parte delle agenzie di rating: dopo il downgrade dei Paesi, S&P sta abbassando i rating di altri emittenti quali l’EFSF (il cosiddetto Fondo Salva Stati) e le banche; presumibilmente, altre agenzie di rating seguiranno quanto fatto da S&P.

Tuttavia questo processo di downgrade può essere visto come un segnale di stimolo alle autorità politiche europee, affinché facciano di più.

 



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